Ho rifatto la home di Ribot. Non per rubartelo: per farti vedere come puoi farlo tu.
Sul tuo sito scrivi: «In dieci minuti l’AI produce quello che produce per tutti gli altri, cioè la stessa cosa.» Sono d’accordo, e per questo non ti mando un’opinione: ti mando una pagina, quella di un cliente che porta il tuo «Powered by».
Ribot non sa niente di questa pagina: nessuno l’ha contattato.
Il sito che hai firmato è dell’autunno 2025, e lo state tenendo vivo: la stagione di Courchevel raccontata e chiusa, le notizie del 2026. Le foto sono belle davvero (la veranda col bronzo, il fantino all’ingresso, le pareti di stampe e di rami, le stampe del Bistrot), e le parole hanno una voce: «Dove Milano si ferma, da sempre», le tre frasi di Niccolò Frediani per ogni locale.
Foto e parole sono il cuore della home rifatta: i fatti vengono tutti dal sito di oggi, e i testi nuovi (fra cui il titolo, le due righe per Google, le frasi della prenotazione e del regalo) stanno tutti in un elenco, da far approvare al cliente se la usi. Quello che pesa sulla pagina di oggi non è il progetto: sono il tema, i caratteri di Adobe e quello che il sito deve fare (il negozio delle gift card, tre lingue, le misure di Google e di Meta).
Il prima e il dopo, dal telefono


Con Lighthouse, l’esame di PageSpeed (dal telefono)
Lo stesso esame che rifai in un minuto su PageSpeed Insights, dove gira sulle macchine di Google e i numeri cambiano un po’ da un giro all’altro. La rete e il processore lenti li simula con un calcolo: per questo i suoi secondi non coincidono con quelli della sonda qui sotto. Due passaggi: del sito di oggi tengo il migliore, dell’anteprima il peggiore.
- Il voto delle prestazioni
- 93 su 100invece di 43
- La prima schermata (LCP)
- 3,0 sinvece di 11,1 s
Con la sonda, in una rete rallentata davvero
Apre la pagina come un telefono senza cache, col processore lento e la rete di un 4G, o di una rete lenta: tre giri, e la mediana. Il peso e le richieste li conta lei.
- La prima schermata (LCP), in 4G
- 0,9 sinvece di 3,9 s
- La stessa, in una rete lenta
- 4,9 sinvece di 6,3 s
- Il peso al primo caricamento
- 580 KBinvece di 1,5 MB
- Le richieste ad altri siti
- 0invece di 19
Misurato il 25 ottobre 2026 dalla mia macchina, col profilo del telefono: Lighthouse 12 in due passaggi, la sonda in tre giri; il sito di oggi alle 10:50, l’anteprima sul sito pubblicato alle 12:55. Quelli della sonda li ritrovi, a occhio, dal tuo telefono. La veranda in profondità pesa 7 KB in più e arriva solo al primo gesto, dopo la prima schermata: non entra in questi numeri.
Che cosa ho cambiato, e perché
Il nome, fatto vivere
Nella veranda di San Siro c’è un cavallo di bronzo, e sotto una targa: «RIBOT [...] Arc de Triomphe, Longchamp 7 Ottobre 1956, “Il Cavallo del Secolo”». Sul sito di oggi da dove viene il nome lo dice solo l’articolo del Corriere, dentro un’immagine; la pagina non lo spiega, ti porta lì, e la frase di Niccolò arriva dopo, sotto l’articolo. Scorrendo, la camera entra nella foto vera, i tavoli davanti scivolano via più in fretta del giardino, e la targa arriva trascritta. È il principio con cui lavoro, «feel, don’t tell»: la pagina fa sentire la promessa del sito («Dove Milano si ferma, da sempre») invece di scriverla.
Una foto che prende profondità, senza inventare niente
La profondità è una stima fatta dalla foto stessa (un modello che gira sulla mia macchina, Depth Anything): nessun pixel nuovo, si spostano quelli che ci sono. Il disegno è WebGL scritto da zero, senza librerie, e arriva al primo gesto di chi guarda: prima c’è la foto ferma, che è anche la prima cosa che il telefono mostra. Chi ha chiesto meno movimento vede la targa vera, ferma.
Dire subito che cosa e dove
Oggi la prima schermata dice «Dal 1975 un riferimento a Milano» e i tre nomi in fila, su una foto di cibo sfocata: che siano ristoranti, e in quali zone, lo scopri scorrendo. Qui il titolo dice «Tre ristoranti a Milano, un solo nome: Ribot.» (parole loro, ricomposte) e sotto ci sono i tre locali, San Siro, Fiera e Greco, che portano già alla prenotazione giusta.
Il tavolo in due tocchi, e la pagina che sa che giorno è
«Scegli il tuo Ribot»: tocchi il locale e la sua sala vera ti si apre davanti; tocchi il giorno e la pagina ti dice se è aperto e a che ora apre la cucina, e il lunedì non ti manda al Bistrot chiuso, ti propone Ribot a San Siro. Anche le tre schede dei locali dicono l’orario di oggi. In anteprima il bottone non prenota: sul sito pubblicato aprirebbe ResDiary, già compilato se il loro modulo accetta i dati nell’indirizzo (è una domanda da fare a Ribot).
Il regalo in mano
La Gold Gift Card è la loro immagine, trattata come un oggetto: la inclini con la mano e la giri per leggere che cosa comprende.
Google che sa che sono ristoranti
Titolo e descrizione con le parole con cui li cercano (ristoranti, Milano, San Siro, Fiera, Greco), i dati strutturati di tre ristoranti con indirizzi, orari e prenotazione, un solo titolo principale, l’anteprima del link con la veranda.
La velocità
Niente tema, niente plugin, nessuna richiesta ad altri siti: le foto nelle misure che servono a ogni schermo, i caratteri serviti dal sito stesso (al posto del Didot e dell’Acumin di Adobe, i loro parenti liberi più vicini, Bodoni Moda e Libre Franklin). Niente banner dei cookie, perché non ce n’è bisogno: la pagina non misura nessuno. Il confronto non è alla pari su tutto: l’anteprima non ha il negozio, l’inglese e il francese, né le misure di Google e di Meta. Se a Ribot servono si rimettono, e il conto si rifà con loro.
Il verde e l’ottone
Il colore pieno è il verde delle loro sale (sedie, tovaglie, verande), il marchio resta bordeaux, l’azione ha l’arancio del Borghetto e di Moto Ribot, e la targa d’ottone torna come segno su tutta la pagina: sulle cornici della storia, sulle targhette delle tre zone, nell’anteprima del link.
Due cose, intanto, si sistemano già domani sul sito di oggi, senza aspettare il resto: la home non ha una descrizione per Google (la segnala anche PageSpeed), e gli orari della pagina Contatti non sono quelli delle pagine dei locali (Ribot a pranzo dalle 12 o dalle 12:15? E il Borghetto, nei Contatti, il fine settimana sembra fare solo il pranzo).
Quanto tempo, e con che cosa
Domenica 25 ottobre, dalle 10:44 alla pubblicazione, alle 12:14. Prima c’era stata la ricerca: un altro agente aveva scelto To Trigger e Ribot fra i siti dei freelance di Milano, e scritto che cosa doveva sentire chi lo visita. Poi l’ha costruita un agente di intelligenza artificiale (Claude) che lavora con Linus, il metodo con cui lavoro: ha studiato e misurato il sito di oggi, ha scritto l’analisi e il progetto, e alle 11:25 le prime schermate di prova. Un secondo agente, che fa da regia per me, le ha giudicate prima che si disegnasse il resto; un terzo, che non l’ha costruita, la collauda e rilegge ogni fatto sulla fonte. Il mio lavoro sta nel metodo che seguono. Prima di chiudere, un quarto agente, nel ruolo del direttore creativo di uno studio, ha guardato sei fotogrammi e ha detto «un’A.I. fatta bene, non uno studio»: troppi occhielli sopra i titoli, il bottone a pillola, i riquadri trasparenti sulla foto, e la trascrizione della targa che copriva il bronzo. Le sue correzioni sono state pubblicate alle 12:36; dopo, il collaudo ha chiuso i suoi rilievi, e questa è la versione finale.
Next.js, pubblicata su Vercel. La decisione di che cosa far sentire (la targa, il verde, il tavolo che si sceglie) l’hanno presa gli agenti col metodo, sul loro materiale guardato tutto: per questo non è la stessa cosa che l’AI fa per tutti gli altri. Su un punto hai ragione tu: la decisione è il lavoro. Quello che è cambiato è quanto costa la manodopera, dopo.
Che cosa puoi portare a Ribot
- Le pagine dei tre locali rifatte così, con la prenotazione che apre ResDiary già compilato, se il loro modulo lo permette.
- Il menù da sfogliare dal telefono: oggi, sul sito, non lo trovo.
- La pagina degli eventi, con le tre location da scegliere e la richiesta in un modulo, e accanto la brochure in versione leggera (oggi pesa 39 MB).
- Le pagine dei tre locali coi dati che Google legge (orari, indirizzo, prenotazione), allineate alle loro schede su Maps, e le notizie del Ribottino come articoli che si trovano cercando.
- Il gestore dei contenuti sulla pagina stessa: orari, eventi e notizie li cambia chi li sa, senza aprire WordPress.
Se vuoi vedere come si lavora così
Giovedì 29 ottobre, dalle 14 alle 17, sono alla 24ORE Business School di Milano con chi vende siti, comunicazione e marketing alle imprese, insieme a Marco Santonocito, che costruisce prodotti digitali. Organizza Alleniamo Imprese, la scuola ci ospita.
Il programma del pomeriggio (si apre in un’altra scheda)
Federico Vitiello
Alleniamo Imprese: formazione sull’intelligenza artificiale per le imprese